Ho provato Wear OS sul Suunto 7: sensazione di déjà vu – HDblog

Suunto 7 è al mio polso da un mese. L’ho acquistato perché il model finlandese mi ha sempre intrigato, fin dai tempi pre-smartwatch. E perché dopo 5 lunghi anni volevo tornare advert utilizzare un dispositivo Android Put on Put on OS: in mezzo ci sono stati watchOS e Tizen, rispettivamente con Apple Watch e Galaxy Watch Energetic 2, il ritorno “alle origini” mi ha consentito di chiudere il cerchio e di avere un’thought più precisa del punto in cui si trova oggi il sistema operativo di Google.

Condivido qui i miei pensieri sul lato sensible dell’orologio, focalizzandomi dunque su come un ottimo sportwatch possa essere in realtà sfruttato anche da chi non è interessato a statistiche approfondite e particolareggiate sull’attività fisica. Suunto 7 è stato progettato per gli atleti, ma è pur sempre anche uno sensiblewatch: è allora facile capire che sarà la sua anima advert essere “giudicata”, Put on OS, più che il dispositivo in sé.

Ha senso Put on OS oggi? Suunto 7 è lo smartwatch giusto per me che non considero il health una priorità?

CARATTERISTICHE TECNICHE



  • dimensioni e peso:

  • materiale:

    • ghiera: acciaio inossidabile
    • vetro: Gorilla Glass
    • cassa: poliammide rinforzata con fibra di vetro
    • cinturino: silicone (24mm)
  • OS: Put on OS
  • show: AMOLED 1,97″ (50mm) 454×454 pixel, luminosità fino 1000nit
  • funzioni: frequenza cardiaca, quadranti personalizzabili, vibrazione, mappe out of doors offline gratuite, mappe di calore per 15 sport, altitudine barometrica e GPS (FusedAlti)
  • resistenza all’acqua: 50 metri
  • batteria: fino a 2 giorni (smartwatch), fino a 12 ore (GPS), fino a 40 giorni (modalità risparmio)
  • connettività: Bluetooth Good, WiFi, NFC
  • satellite tv for pc: GPS, Glonass, QZSS, Beidou

UNO SMARTWATCH CHE SI NOTA, PER FORTUNA



Su Suunto 7 non ho nulla da dire: lo trovo un dispositivo esteticamente ben riuscito e con tanta personalità. É massiccio ma nel contempo leggero, si nota ed è un bene perché fa la sua figura quando lo si indossa. La versione in mio possesso è quella Black Lime, con scocca nera e cinturino in tinta fuori e giallo dentro. Ce ne sono anche altre a disposizione: All Black, Graphite Copper, Sandstone Rosegold e White Burgundy, tutte con schermo da 1,97″ (50mm di diametro). La cornice attorno al show AMOLED lo fa sembrare ancor più grande: il cornicione lo si può comunque camuffare selezionando un quadrante dai neri profondi (del resto è un AMOLED), così lo stacco tra pannello e cassa non si vedrà più. Peccato solo non abbia lo speaker integrato: niente musica, e soprattutto niente possibilità di rispondere alle telefonate direttamente dal polso.

A proposito di schermo: sarà pur sempre protetto da Gorilla Glass, ma per evitare graffi ho acquistato una pellicola in vetro temperato. La spesa non è eccessiva, e lo smartwatch è un po’ più protetto senza che l’estetica ci rimetta. Se siete interessati vi lascio il hyperlink a seguire, ma di soluzioni analoghe su Amazon ce ne sono numerous.

I pulsanti fisici sono quattro, tre sul lato destro, uno su quello sinistro. Di questi, due sono personalizzabili (tasto centrale e inferiore a destra), i rimanenti permettono di accedere all’app Suunto Put on (superiore a destra) e di tornare al quadrante dell’orologio/accedere all’elenco di app/attivare Google Assistant/accendere-spegnere (tasto lato sinistro). Tutto il resto viene gestito tramite contact, con tanto di swipe verso destra per tornare alla schermata precedente.

Sul lato sinistro della cassa sono posizionati microfono e sensore barometrico, mentre nella parte a contatto con il polso troviamo la presa magnetica a four pin per la ricarica e il sensore ottico per la lettura della frequenza cardiaca. A proposito di ricarica, questa avviene in 1h40′ tramite apposito cavo USB (compreso in confezione).

DOVE ERAVAMO RIMASTI?



​Ho come una sensazione di déjà vu. Ma non son passati 5 anni dall’ultima volta? Saranno 5, ma a me, onestamente, sembrano molti meno. Non perché il tempo voli (anche), ma perché pensavo – credevo, speravo – che Put on OS fosse maturato, spinto dalla competizione con watchOS e Tizen e capace di sfruttare il know-how di Google che, con la travagliata acquisizione di Fitbit, ha dimostrato di voler investire ancora in ambito wearable.

Non voglio essere catastrofico, ma mi aspettavo ben di più da Put on OS. I problemi sono molteplici, a mio avviso, e spaziano dai numerosi impuntamenti che si verificano nell’uso quotidiano – l’ultimo aggiornamento non mi pare abbia rivoluzionato le prestazioni – all’esperienza d’uso che ritengo monca, limitata dal sistema operativo stesso. Qui Suunto non ha nessuna responsabilità, anzi, ci mette del suo in senso positivo con l’app proprietaria e, piccola chicca, le mappe offline. Il problema è proprio Put on OS.

Ed è un peccato, perché l’offerta di smartwatch con il sistema operativo di Google è ampia ed è in grado di soddisfare i gusti di un pubblico particolarmente ampio, più di quanto possano fare gli Apple Watch o i Samsung Galaxy. Attualmente il Suunto 7 è collegato advert un Pixel four XL (quello della riprova, per intenderci), su cui ho installato le due app necessarie al corretto funzionamento dello smartwatch, ovvero Put on OS e Suunto App. Aprendo la prima si resta un po’ spiazzati: dove sono tutte le cose? Forse è questione di abitudine, venendo da altre piattaforme, ma mi aspettavo che nel tempo l’app companion fosse stata arricchita di nuove funzioni e possibilità. Qualcosa lo si può settare dall’app, qualcos’altro direttamente dai menu dell’orologio. Insomma, già lo smartwatch ha una personalizzazione limitata (watch face scarse, complicazioni risicate), e quel poco che offre non è ben chiaro da dove possa essere gestito.

Altro problema: andate a guardare la scritta sotto “Suunto 7” nella schermata qui sopra. C’è scritto “Tentativo di connessione…“. Questo è un altro dei problemi che devo affrontare quotidianamente quando indosso lo smartwatch. Le perdite di connessione sono frequenti – sia con Bluetooth sia con WiFi – e anche quando si riattiva lo schermo il pairing può richiedere diverso tempo. Problema software program (WearOS) o piuttosto di ricezione (Suunto)?

Insomma, tutto è un po’ casuale: la connessione va e viene, le notifiche a volte vengono notificate e a volte no (per contro ce ne sono alcune che restano visibili per ore nonostante siano già state lette, altre arrivano 20 minuti dopo), i controlli musicali a volte vengono visualizzati e altre volte no. Da uno smartwatch non mi aspetto miracoli di funzioni: me ne bastano alcune, quelle che ritengo fondamentali, ma almeno vorrei che queste venissero gestite a dovere.

E dispiace, perché l’interfaccia Put on OS a me piace, è pulita, il font utilizzato da Google è accattivante, le schede (poche!) accessibili con lo swipe a sinistra sono chiare e ben fatte. Lo swipe a destra, invece, porta alla schermata dedicata all’Assistente: basta premere sull’icona del microfono e si possono formulare tutte le domande possibili. In alternativa si può sempre tenere premuto per un secondo il pulsante di accensione/spegnimento o, ancora, pronunciare Okay Google – che non va, almeno sull’unità in mio possesso, nonostante Rilevamento di Okay Google sia stato attivato nelle Impostazioni.

C’è qualcosa che mi piace di questo Suunto 7? Dello smartwatch in quanto story quasi tutto (peccato però manchi lo speaker, e la vibrazione alla ricezione delle notifiche è quasi impercettibile): l’ho già detto, ma il prodotto risponde ai miei gusti personali e lo ritengo una delle migliori soluzioni WearOS attualmente presenti sul mercato. Stiamo assistendo al graduale passaggio allo Snapdragon Put on 4100, vedremo se le prestazioni degli smartwatch di nuova generazione miglioreranno. Ci sono particolari di Put on OS che comunque apprezzo, anche se speravo che il fatto di avere uno smartphone Android (ma va anche con iOS, sia chiaro) ed uno smartwatch Google mi catapultasse all’interno di un vero e proprio ecosistema completo, dove tutto si interfaccia alla perfezione. Sarà anche vero, ma in modo limitato e comunque non diverso da ciò che la concorrenza mette a disposizione.

I lati positivi, dicevamo. Suunto a parte (e parlo anche dell’app proprietaria), apprezzo la presenza di Assistant e, in generale, mi piace l’interfaccia senza troppi fronzoli. C’è la lista delle app chiara e di facile consultazione (con quelle più recenti in testa), c’è l’integrazione con le app Google (Maintain, advert esempio, che uso moltissimo, ma anche Match, Agenda, Mappe e Traduttore), e c’è anche Google Pay, che permette di effettuare i pagamenti contactless in modo rapido e sicuro (anche sanitariamente, di sti tempi). Non me la sento di criticare la batteria, che considerato il show da quasi 2 pollici e il GPS che tengo sempre attivo ha una durata più che dignitosa (una giornata abbondante).

Ultima nota riguarda Match, che lo scorso aprile ha subìto un profondo restyling su smartphone per renderlo di più chiara comprensione. La gestione dei dati e dei progressi la ritengo migliorata rispetto al passato, l’interfaccia è graficamente accattivante e l’app rappresenta una valida alternativa per chi, come me, non è alla ricerca di statistiche approfondite. Se dovessi mai cambiare thought, avrò sempre l’app Suunto a disposizione.

CONCLUSIONI



Nel braccio di ferro tra quanto mi piace Suunto 7 e quanto non mi piace WearOS al momento sta vincendo lo smartwatch. Nonostante tutto, ce l’ho al polso, e mi piace. Il dispositivo in sé ha qualche pecca lato sensible(watch), ma va compreso che è la sua anima sportiva a prevalere, mettendo a disposizione dell’utente tutti gli strumenti per il monitoraggio della propria attività fisica. Io invece l’ho voluto sfruttare più che altro come scusa per riavvicinarmi a Put on OS, e le cose non è che siano andate così bene.

Il sistema operativo di Google ha potenzialità infinite, ma dopo anni è ancora lì, fermo nelle sue funzioni limitate e spesso confusionarie. In un corpo così prestante mi aspettavo un’anima capace di esprimersi al meglio: non è una bocciatura, la speranza che prima o poi a Mountain View capiscano che bisogna dare una svolta al progetto ce l’ho ancora. A meno che questa svolta non sia il graduale abbandono della piattaforma.

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